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Patrimonio Documentario

Scheda Fondo

Nazione: IT   Archivio: ASCA


Fondo: SEGRETERIA DI STATO E DI GUERRA DEL REGNO DI SARDEGNA - [F440000]
Denominazione Fondo: SEGRETERIA DI STATO E DI GUERRA DEL REGNO DI SARDEGNA
Estremi cronologici: 1720-1848
Consistenza: 3935 unità
Strumenti di corredo: Inventari nn. 9, 10, 29, 124. Inventario elettronico
Descrizione Fondo:

L'importanza capitale dell'Archivio della Segreteria di Stato e di Guerra per lo studio del Governo Sabaudo in Sardegna fino alla fusione dell'isola col Piemonte, ha indotto la Società Nazionale per la Storia del Risorgimento italiano a darne alle stampe il catalogo quale indispensabile e preziosa guida agli studiosi. Nella sua sobria e lucida disposizione esso infatti rispecchia in chiara sintesi le vicende non solo degli uffici ma anche degli istituti isolani fino al 1848 e l'azione governativa in 128 anni di dominio.
Quest'azione, timida ed incerta nel primo decennio (1720 1730) per necessità di orientamento, è dominata in quel lungo periodo, da due gruppi di riforme: quelle di Carlo Emanuele III e quelle di Carlo Alberto che rispettivamente rappresentano due fasi, una di deciso avviamento, l'altra di conclusione, attraverso le quali non è difficile scorgere la continuità d'un programma.
L'istituzione delle tappe d'insinuazione (1738), il regolamento del 1755 per disciplinare l'attività degli uffici nell'isola, la riforma dei Monti granatici (1767) e dei Consolati (1770), il riordinamento delle Università (1763-65), dei consigli civici e comunali (1771), l'avocazione delle scrivanie e di uffici pubblici gestiti da privati allo Stato, la raccolta degli Editti e Pregoni fino al 1774, le leggi monetarie, riforme tutte cui l'isola dovette un notevole impulso di progresso, mancano tuttavia della portata decisamente e audacemente innovatrice propria delle albertine, ove si scorge chiaramente il proposito di demolire per riedificare su nuove basi.
Le prime rappresentano un miglioramento raggiunto attraverso una secolare costituzione mantenuta ancora, per necessità di cose, pressoché integra nei suoi capisaldi. Attraverso queste ancora intangibili maglie il genio del Bogino, secondato dalla mente illuminata di Carlo Emanuele III riesce, soprattutto con le riforme economiche e con l'adozione di istituti non contrastanti colle clausole di cessione dell'isola ad introdurre nella vita sarda un soffio rigeneratore.
Le albertine invece abbattono risolutamente i vecchi capisaldi delle istituzioni isolane. Rimasti lettera morta i parlamenti fin dal 1699, aboliti i feudi e con essi la giurisdizione ed i privilegi dei feudatari, riformato il vecchio diritto sardo-iberico in modo conforme ai lumi del secolo già col codice del 1827: soppresse le vecchie magistrature spagnuole (Veghieri delle città, Capitani di giustizia, Mostazzaffi), dell'antica costituzione isolana non restavano che formule ridotte ad ombre senza contenuto e soprastrutture non sostanziali. In circa venti anni si era così rapidamente spianata la via alla fusione che, effettuatasi nel 1847 a richiesta della deputazione sarda degli stamenti, è cronologicamente la prima, fra le annessioni al Piemonte, di tutte le regioni italiane.
Il riscatto dei feudi (1835-43) e la complessa legislazione conseguente, quale il regolamento per la divisione dei terreni (26 febbraio 1839); la riforma delle circoscrizioni giudiziarie il nuovo riparto, sebbene transitorio, dei carichi tributari, la abolizione di leggi e consuetudini secolari, movendo aperta guerra al passato, furono presupposti essenziali per l'annessione giuridica e spirituale del vecchio regno sardo al Piemonte.
Tra questi due luminosi gruppi di riforme stanno decenni oscuri di depressione e di irrequietezza rappresentanti o una stasi supina del popolo sardo od un'attesa tormentosa divampante poi in una rivolta che, quasi tardo bagliore di quel poderoso incendio che divampava in Europa, si estingueva tosto venendo meno allo scopo. Ed ecco i timidi ritocchi e le paterne leggi dei sovrani che, venuti a contatto dei sardi nei momenti difficili dell'esilio, ne avevano da vicino sentito e compreso le sventure secolari, le aspirazioni ed i bisogni.
Questo periodo che intercorre fra la rivoluzione sarda (1794-1802) ed il regno di Carlo Alberto, è ancora un compromesso tra il passato ed il presente attraverso il quale le nuove idee pur tuttavia si fanno strada sia con la condanna di barbari istituti (tortura nel capo dei complici, attanagliamento, fustigazione) non più rispondenti ai tempi mutati, sia con quelli innegabilmente benefici che l'isola conobbe sotto il viceregato e sotto il regno di Carlo Felice (strade, istituzioni di beneficenza, economiche e di cultura). Il Siotto ed il Martini, pur non disposti a risparmiare critiche e censure al governo, concordano con gli scrittori più autorevoli sull'azione benefica di quel sovrano che fu considerato dagli storici rispetto al continente quale intransigente reazionario. Nè mancarono in Sardegna nuove leggi amministrative e giudiziarie che rappresentano il tentativo di scuotere e di sindacare efficacemente la potenza o prepotenza baronale (riduzione dei comandamenti domenicali (1800), creazione delle Prefetture (1807), del Monte di Riscatto (1807), legge sulle chiudende (1820), riforma delle dogane (1820-27). Attraverso la corrispondenza periodica col continente (di 20 in 20 giorni) sugli avvenimenti isolani, di cui i Vicerè informano minutamente la Corte ed il Ministero, è possibile seguire in tutti i molteplici aspetti l'opera governativa. Le relazioni con gli ecclesiastici, le concessioni di titoli nobiliari e di feudi, la condotta delle classi privilegiate, la tendenza conservatrice e sopraffattrice del clero contro cui era sempre vigile e pronta l'autorità civile, negando l'exequatur ai provvedimenti lesivi della sua giurisdizione; la delinquenza e la non facile repressione, la situazione delle entrate e delle spese, trovano nei dispacci, nelle raccolte dei provvedimenti governativi ed in molte migliaia di pratiche il commento più eloquente ed i documenti più efficaci per intendere l'intimo spirito della politica sabauda La parte conclusiva delle riforme albertine è infine documentata dai provvedimenti e dai carteggi posteriori al decreto di fusione (30 novembre 1847). Cessato il regime viceregio (1°-10-1848) come conseguenza del grande fatto storico, cadevano di conseguenza :
1) il Sacro Supremo Consiglio di Sardegna istituito in Torino all'avvento della dominazione sabauda come continuatore dei Supremi di Aragona e di Vienna. Le sue attribuzioni furono devolute al Consiglio di Stato e al Magistrato di Cassazione (R. Editto 30 ottobre e 2 novembre 1847).
2) La Reale Udienza la suprema magistratura isolana introdotta e disciplinata da Filippo II con prammatiche (1564 e 1573) che con R. Patenti 2 novembre 1847 assumeva il titolo di Senato di Sardegna, mutando radicalmente le attribuzioni in conformità del nuovo diritto.
3) La Segreteria di Stato per gli affari di Sardegna in Torino, come si vedrà nel capitolo seguente, le cui attribuzioni erano ripartite fra le sette regie segreterie di stato di terraferma.
4) L'intendenza Generale delle R. Finanze che, istituita sotto il Governo austriaco (1715) sopraintendeva agli interessi del fisco (con giurisdizione contenziosa in materia patrimoniale), quale erede delle vecchie magistrature spagnuole (non più ricostituite da Casa Savoia), della Procurazione Reale, del Maestro Razionale e del Ricevitore del Riservato.
Le riforme di contenuto essenzialmente politico non fecero perdere di vista nel periodo carlo albertino quelle di carattere economico dirette all'immediato benessere dei sudditi. La viabilità migliorata e le arterie stradali accresciute per l'opera solerte dell'esimio ing. Carbonazzi che lasciò anche una monografia sull'argomento; alcuni corpi militari meglio organizzati; la sicurezza pubblica aumentata con la miglior tutela dell'ordine pubblico e la persecuzione della delinquenza; l'istruzione dotata di nuovi mezzi e meglio diffusa; i pubblici servizi riformati o trasformati per quanto riguarda i locali, il personale ed il funzionamento. Oggetto di particolari cure furono la sanità pubblica ed i relativi servizi; fu intrapreso direttamente dal Governo per la prima volta nell'isola con norme e criteri razionali, il Censimento della popolazione (non più affidato, all'autorità ecclesiastica); si resero più facili le comunicazioni col Continente col primo piroscafo la Gulnara (1835) che, sostituito alle speronare ed ai velieri malsicuri ed incostanti, assicurò un periodico e più celere servizio, migliorato ancora anni dopo. Si introdusse il sistema metrico decimale

(R. Editto 26 novembre 1842 e 1° luglio 1844).

Nè furono esenti da riforme le tradizionali Corporazioni d'arti e mestieri di cui si intaccarono i grandi privilegi sanciti dai vecchi statuti spagnuoli dei secoli XV-XVIII, allargandone la chiusa cerchia con le esenzioni dal parteciparvi agli operai delle città e dei villaggi, pur restando fermo in essi l'obbligo di pagare i contributi annui (lett. Viceregia 18-7-1841).
La preparazione di queste riforme nelle più intime ragioni e nella faticosa elaborazione è documentata da migliaia di promemoria, di progetti, di relazioni e di carteggi esistenti nelle due serie della Segreteria di Stato e specie nella seconda.
Sono ancora da menzionare le disposizioni per il seppellimento dei cadaveri (1836), il riordinamento del servizio postale nell'isola (R. Editto 16-8-1836); il richiamo al Demanio degli uffici di insinuazione (pregone 7-2-1839); la creazione di una speciale delegazione per i ricorsi relativi alla chiusura dei terreni (pregone 28-10-1832) materia assai difficile per le ostilità e le prepotenze dei grandi proprietari, dei comunisti e dei pastori; l'abolizione delle servitù o comandamenti personali per le regie saline e delle prestazioni surrogate alle medesime (RR. Patenti 5-4-1836); le norme riguardanti una più regolare amministrazione dei monti di soccorso; l'abolizione di alcune esemplarità ed esacerbazioni della pena capitale (Carta Reale 15-7-1832).
Molte altre riforme anteriori e contemporanee alla fusione concernono particolari istituzioni. Fra esse non potrebbero passarsi sotto silenzio la soppressione del Tribunale del R. Patrimonio (1838) che cessava così di costituire una giurisdizione speciale a contenuto privilegiato; dell'Amministrazione delle Torri litoranee (R. Editto 17 settembre 1842) essendo venuta meno la secolare necessità della difesa costiera dopo abbattute le potenze barbaresche e la conseguente pirateria; dei Magistrati sopra gli studi di Cagliari e di Sassari (R. Brevetto 24-1-1848). Tra le nuove leggi sono da ricordare: l'istituzione di Casse di risparmio in Cagliari (RR. Patenti 14-12-1844), Sassari (1846) ed Alghero (1845); che dovevano più tardi dopo lungo periodo di prosperità far così triste prova; l'estensione alla Sardegna del R. Editto sulle miniere del 30 giugno 1840 (R. D. 6 settembre 1848); l'istituzione dell'amministrazione della pubblica sicurezza nel regno (R. D. 30 settembre 1848); il nuovo ordinamento delle Università di Cagliari (RR. Pat. 27-9-1842) esteso anche all'Università di Sassari. L'istituzione della milizia comunale dovuta al R. Editto 4 marzo 1848, regolata dalle circolari 21 marzo e 24 aprile stesso anno. La raccolta delle leggi e dei provvedimenti ufficiali riguardanti esclusivamente la Sardegna dal 1775 al 1848 a continuare l'opera intrapresa dal giureconsulto Sanna Lecca sotto Carlo Emanuele III, per modo che certe e diffuse diventassero le leggi e le norme di governo.
Con le cifre dei bilanci anteriori al 1848 si può constatare il rapido sviluppo dei servizi e la maggior prosperità economica durante l'epoca carlo albertina. Il bilancio che nel 1720 non arrivava a mezzo milione di lire sarde e che rendeva necessarie rimesse di somme dal Piemonte, ammontava nel 1848 a ben 6.750.000 circa di lire nuove (decimali) e segnava un indiscutibile miglioramento della situazione generale isolana. Osserva in proposito il Siotto Pintor (n) che senza nuove imposte crebbero gli introiti delle finanze, dei diritti di ancoraggio, delle dogane, e le rendite dei monopoli; si poterono dare norme stabili al servizio daziario abolendo tutte le antiche esenzioni, fonti di abusi e danno incalcolabile per il fisco.
E' da notare che le cifre dei bilanci militari erano equivalenti pressoché al triplo dei servizi civili. Il bilancio dell'isola che fino al 1848 era stato tenuto separato da quello del Piemonte, cessava con la fusione di essere autonomo e costituiva un tutto unico con quello di terraferma (Bilancio degli Stati Sardi.
Come corollario della fusione, al codice feliciano che manteneva ancora sebbene modificate, alcune vecchie norme della Carta de Logu e delle leggi spagnuole (ad es. i privilegi dei nobili) venivano sostituiti il Codice Civile albertino del 1837 e penale del 1839 (Decreti Reali d'estensione 5 agosto 1848), nonchè il Codice di procedura penale del 30 ottobre 1847 (3 ottobre 1848) ed il militare di terraferma (decreto 12-10-1848). Cessavano pure le riunioni triennali delle prime voci degli stamenti sardi (Militare, Ecclesiastico, Reale) la cui precipua funzione, dopo l'ultima convocazione dei parlamenti sardi alla fine del sec. XVIII, era quella di votare il donativo al Sovrano di triennio in triennio.
Si iniziavano in pari tempo i lavori geodetici e planimetrici per il rilievo del territorio dell'isola e per la concessione della massa dei terreni feudali ai comuni ed ai privati, cui potevano anche essere concessi a cultura terreni comunali. Il sistema tributario in attesa dei nuovi provvedimenti per l'attuazione del nuovo catasto e per l'abolizione delle decime (legge 1851), si avvia al principio moderno che le contribuzioni non debbano costituire vantaggio particolare di persone o di famiglie, secondo le norme feudali, ma essere percepite dallo Stato per utilità generale. Un proclama del Vicerè in data 14 marzo 1848 annunciava la pubblicazione del nuovo Statuto fondamentale del Regno. La legge 17 marzo stesso anno stabiliva le norme per l'elezione dei deputati al nuovo Parlamento. Il decreto 18 marzo 1848 concedeva la piena amnistia per i reati politici anteriori allo Statuto e altro decreto la grazia ai militari di bassa forza. Il 20 aprile 1848 si estendeva all'isola il R. Editto sulla libertà di stampa e per decreto reale 6 maggio 1848 l'ultimo giorno del mese cessava la separazione doganale fra la Sardegna e i regi Stati di terraferma.
Così la Sardegna, radicalmente trasformata nelle sue istituzioni, partecipava del movimento rinnovatore, degli entusiasmi e delle speranze della penisola mentre si apparecchiava a dare il suo contributo di valore e di sangue alla causa dell'unità italiana, che ormai si identificava coi destini della Casa Sabauda.
Il l° maggio 1848 un altro proclama viceregio faceva conoscere al popolo sardo le sovrane determinazioni per facilitare ai giovani dell'isola che volessero prendere parte alla guerra per l'indipendenza d'Italia il mezzo per recarsi sul campo dell'onore. Col decreto 7 maggio 1848 la Sardegna veniva assoggettata alla legge della leva militare per gli arruolamenti ordinari e straordinari, al pari delle regioni di terraferma, mentre il Ministero degli Interni, date le supreme necessità della difesa nazionale, era autorizzato ad organizzare la leva in massa della popolazione dei regi Stati. Il Vicerè con lettera circolare 16-8-1848 faceva appello agli ordinari dell'isola perchè con la loro influenza sui diocesani promovessero gli arruolamenti volontari per accrescere il contingente dell'arruolamento straordinario.
Così in questo momento epico per la storia nazionale i sardi, rispondendo all'appello del Re Magnanimo, confermavano ancora una volta la incrollabile fedeltà alla dinastia e la loro fede nei destini della patria.