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Patrimonio Documentario

Scheda Fondo

Nazione: IT   Archivio: ASCA


Fondo: CONSULTA REGIONALE DELLA SARDEGNA - [F442131]
Denominazione Fondo: CONSULTA REGIONALE DELLA SARDEGNA
Estremi cronologici: 1944-1949
Consistenza: 120 unità
Strumenti di corredo: Inventario n. 145. Inventario elettronico
Descrizione Fondo:

La Consulta regionale sarda (1944-1949), insieme all'Alto Commissariato per la Sardegna, governò l'isola all'indomani del secondo conflitto mondiale e svolse un ruolo fondamentale nella definizione e nella elaborazione concreta dello Statuto regionale.
Nonostante i pesanti bombardamenti cui fu sottoposta Cagliari nel 1943, la Sardegna rimase ai margini delle vicende belliche degli anni 1943-1945 ed in particolare della guerra di liberazione. La situazione di quasi totale isolamento in cui venne a trovarsi ebbe gravi conseguenze di carattere economico, sociale e politico e favorì il proliferare di tendenze di natura autonomistica. Il governo centrale, nella necessità di dare una risposta a quelle istanze che sebbene provenissero da un territorio isolato geograficamente e politicamente dalla penisola, pensò di creare un istituto a quale conferire "la sovrintendenza nel territorio dell'isola, su tutta l'amministrazione statale, sugli enti nazionali e sugli enti ed istituti di diritto pubblico, comunque sottoposti a tutela o vigilanza dello Stato, al fine di coordinare l'attività di dette amministrazioni in relazione alle esigenze determinate dalle attuali contingenze". Fu a tale scopo istituito con R.D.L. n. 21 del 27 gennaio 1944, l'Alto Commissariato per la Sardegna, al cui vertice fu posto il generale di squadra aerea Pietro Pinna. Questi assunse la carica il 10 febbraio e diffuse subito, ancor prima di riunire i prefetti delle Provincie e le autorità civili e militari, un proclama alle "Popolazioni di Sardegna" in cui, se da un lato sottolineava che la nazione era ancora in guerra e che doveva essere liberata dai tedeschi e dall'oppressione fascista, dall'altro auspicava una profonda collaborazione con gli Alleati nella guerra di liberazione per favorire della democrazia. Si presentava l'occasione perché l'isola potesse entrare in un regime di autonomia amministrativa che, nel rispetto dell'unità nazionale, le consentisse di proporre ed attuare provvedimenti tesi ad avviare l'opera di ricostruzione. L'alto commissario riteneva prioritaria la risoluzione di "cinque problemi fondamentali" che dovevano essere affrontati subito e risolti nel più breve tempo se si voleva che la vita cominciasse ad avviarsi alla normalizzazione: 1) far partire l'enorme massa di truppe dall'isola; 2) sgombrare dalle macerie la città di Cagliari e ricostruire quanto più era possibile per dare ricetto ai pubblici uffici ed alla popolazione sfollata ed ansimante di rientrare nella sua città; 3) far rientrare nella sede nomale gli uffici pubblici al più presto; 4) far rinascere nel popolo la fiducia ed il rispetto verso le autorità preposte all'amministrazione ed alla sicurezza pubblica; 5) assicurare un minimo di vettovaglie alla popolazione e colpire spietatamente gli speculatori ed il mercato nero.
All'alto commissario, con R.D.L. del 16 marzo 1944, n. 90, recante "le norme integrative del decreto istitutivo dell'A.C.", venne affiancata la Giunta Consultiva, organo collegiale meramente consultivo, senza nessuna specifica attribuzione di funzioni e di responsabilità. La Giunta costituita da sei consultori, rappresentanti dei partiti del comitato regionale di concentrazione antifascista - Antonio Segni (DC), Enrico Musio (indipendente), Salvatore Sale (PSd'Az.), Jago Siotto (PSI), Giuseppe Tamponi (PCI) e Guido Zoccheddu (PLI) - funzionò dal 30 settembre 1944 al 27 gennaio 1945, per complessive dieci "adunanze", tenutesi a Sassari, Cagliari e Macomer. All'ordine del giorno delle sedute erano ricorrenti le questioni strettamente connesse alla sussistenza e quindi al regime dei prezzi, alla produzione, all'ammasso del grano, all'approvvigionamento alimentare. I problemi da risolvere erano numerosi e di difficile risoluzione; nella riunione del 28 ottobre Pinna sottopose all'esame dei consultori una relazione da trasmettere al Consiglio dei Ministri sulla situazione della Sardegna per sollecitare "l'adozione dei provvedimenti più urgenti ed indispensabili per venire incontro alle necessità dell'isola". Nel vivace dibattito che scaturì sia fra i consultori che all'interno delle varie organizzazioni politiche, assunse sempre più carattere di urgenza una revisione dell'istituto alto commissariale e della Giunta.
Si giunse così all'emanazione del D.L. del 28 dicembre 1944, n. 417 che, oltre ad un ampliamento delle competenze altocommissariali, istituì la Consulta regionale sarda "presieduta dall'Alto Commissariato e composta di diciotto membri scelti fra i rappresentanti delle organizzazioni politiche, economiche, sindacali e culturali, e fra competenti ed esperti". I membri della Consulta venivano nominati dal presidente del consiglio, sentito il Consiglio dei ministri su proposta dell'alto commissario. Alle riunioni della Consulta intervenivano anche, per gli affari di propria competenza, il provveditore alle opere pubbliche, l'ispettore agrario compartimentale, il capo delegazione delle Ferrovie dello Stato, un delegato della Sanità pubblica, il presidente dell'Ente Sardo di Colonizzazione e il direttore generale del Banco di Sardegna, oltre ad esperti e rappresentanti di pubbliche amministrazioni. Alla Consulta regionale spettava il compito di esaminare i problemi dell'Isola, formulare proposte per l'ordinamento regionale ed assistere l'alto commissario nell'esercizio delle sui funzioni, pronunciandosi su provvedimenti che sarebbero stati sottoposti al suo esame. In sostanza la Consulta era chiamata a proporre, suggerire e definire in maniera concreta programmi relativi ai provvedimenti finanziari per il riassetto agricolo e fondiario, per la ricostruzione e per la ripresa mineraria dell'isola nonché avanzare le proposte per l'elaborazione dello Statuto della Regione autonoma della Sardegna. I membri della Consulta regionale sarda, nominati con decreto presidenziale del 9 aprile 1945, furono: i democristiani Angelo Amicarelli, Salvatore Mannironi e Giuseppe Pegreffi; i comunisti Giuseppe Borghero, Antonio Dore e Renzo Laconi; i socialisti Angelo Corsi, Filippo Satta Galfrè e Paolo Sensini; i sardisti Pietro Mastino, Salvatore Sale e Piero Sotgiu, i liberali Francesco Cocco Ortu, Raffaele Sanna Randaccio e Giovanni Zanfarino, il demolaburista Giovanni Maria Dettori, l'indipendente Enrico Musio ed il repubblicano Agostino Senes. La seduta inaugurale della Consulta, tenutasi il 29 aprile 1945 a Cagliari presso il palazzo viceregio, sede dell'Amministrazione provinciale, e alla quale presenziarono autorità civili e militari provenienti da tutta la Sardegna, si svolse in un clima di euforico ottimismo, confortato dalle parole contenute nel messaggio di saluto inviato dal Presidente del Consiglio, Ivanoe Bonomi, che così sottolineava l'importanza della neonata istituzione: "essa non ha soltanto l'ufficio di coordinare le varie attività governative secondo i bisogni e le aspirazioni locali, ma ha il compito di fornire, con le sue proposte e le sue esperienze, una guida sicura per la formulazione di quella autonomia regionale che è tra i voti della nuova Italia democratica". Nella prima sessione, svoltasi il pomeriggio dello stesso giorno, il generale Pinna, dando un'interpretazione estensiva del decreto, volle riconoscere alla Consulta funzioni deliberative e pertanto rimise il suo mandato all'assemblea che respinse le dimissioni all'unanimità. Subito dopo i consultori affrontarono le questioni relative al funzionamento del nuovo istituto. Bocciata la proposta di creare una giunta esecutiva, che avrebbe dovuto riunirsi periodicamente a brevi intervalli di tempo presso l'Alto Commissariato per seguire da vicino l'attuazione delle direttive della Consulta e collaborare attivamente al funzionamento dell'amministrazione, si passò ad esaminare la possibilità di istituire delle commissioni, alle quali assegnare uno specifico settore su cui riferire nelle sedute plenarie. Questa proposta ottenne la maggioranza dei voti e furono costituite 6 Commissioni. Fu poi avanzata la richiesta di istituire una segreteria con personale incaricato di disporre il materiale occorrente ai lavori della Consulta stessa e di adottare un Regolamento interno. Poiché la questione non era, però, risolvibile nell'immediato, furono incaricati dello studio alcuni consultori. Nel frattempo fu deciso che le riunioni dovessero svolgersi mensilmente in tornata ordinaria, da tenersi nella prima domenica di ogni mese e in tornata straordinaria, a richiesta dei consultori o dell'alto commissario, qualora si dovessero affrontare questioni di particolare urgenza. Nella stessa riunione si deliberò inoltre di pubblicare un Bollettino dove riportare le determinazioni assunte dell'assemblea e gli atti ufficiali dell'Alto Commissariato. Approvato nella seconda sessione, nella seduta del 5 giugno, il regolamento che precisava l'articolazione interna della Consulta e fissava i criteri per il suo funzionamento era strutturato in 16 articoli, distinto in 3 capi: I- Costituzione interna della Consulta; II- Seduta della Consulta; III- Delle interrogazioni. Al capo I, gli artt. 1-2, riguardanti l'ufficio di presidenza stabilivano che l'alto commissario presiedesse di diritto ai lavori della Consulta e nominasse due vicepresidenti che restavano in carica sei mesi, con la possibilità di essere rieletti. Il presidente era tenuto a far osservare il regolamento, a sovrintendere al buon andamento dei lavori e allo svolgimento delle sedute; in sua assenza veniva sostituito da uno dei vicepresidenti a turno, cominciando dal più anziano. Gli artt. 3-5, stabilivano che presso l'Alto Commissariato ci fosse un ufficio di segreteria diretto da un funzionario, che provvedesse alla conservazione degli atti della Consulta e di tutte le carte occorrenti ai consultori; il segretario doveva assistere alle sedute, compilare i processi verbali da trascrivere in appositi registri e controllare il resoconto stenografico. Gli artt. 6-8 disciplinavano le Commissioni che venivano nominate dalla Consulta per lo studio di problemi specifici e per la predisposizione degli schemi dei provvedimenti da sottoporre all'assemblea, al Governo o all'alto commissario; le Commissioni dovevano essere formate da un numero dispari di membri, di esse facevano parte di diritto i consultori tecnici secondo le specifiche competenze, alle riunioni poteva assistere l'alto commissario o un suo delegato. Ogni Commissione eleggeva al suo interno un segretario che curava il collegamento con l'ufficio di segreteria della Consulta.
Al capo II, agli artt. 9-15 regolavano lo svolgimento delle sedute della Consulta stessa che di norma tenevano a Cagliari ed erano pubbliche - era prevista anche la possibilità di sedute segrete - l'accesso veniva controllato dai funzionari dell'Alto Commissariato; il presidente aveva la facoltà di convocare la Consulta in sessione ordinaria una volta al mese e in sessione straordinaria se lo riteneva opportuno egli stesso oppure su richiesta di almeno un terzo dei consultori; le riunioni erano valide in prima convocazione se interveniva la metà dei componenti e in seconda almeno un terzo; in apertura di sessione si dava lettura del verbale precedente per l'approvazione; si precisava infine l'ordine delle discussioni e delle votazioni. Il capo III, art. 16, riguardava esclusivamente le interrogazioni che i consultori potevano rivolgere all'alto commissario per iscritto e alle quali era tenuto a rispondere o subito, durante la discussione, o in altro momento anche in forma scritta.
Il d.l.l. del 10 agosto 1945 n. 516, accogliendo non senza resistenza la richiesta dell'alto commissario di poter contare su una più ampia rappresentanza politica, tecnica e territoriale, modificava la composizione della Consulta portando il numero dei consultori politici da 18 a 24. Entrarono così a far parte del consesso regionale anche il sardista Giangiorgio Casu, il demolaburista Gianni Deriu, il comunista Donato Leoni, il socialista Giuseppe Polo, il democristiano Francesco Puddu e il liberale Antonio Scorcu, nominati con decreto presidenziale dell'8 febbraio 1946. Praticamente alla vigilia delle elezioni, le forze politiche che avevano sostenuto la guerra di liberazione erano rappresentate in egual misura all'interno dell'assemblea sarda. Il partito democristiano, sardista, comunista, socialista e liberale partecipavano ognuno con 4 membri, con 2 demolaburisti e gli indipendenti. Anche il numero dei membri di diritto subì una variazione, passando da 6 a 7 con la nomina del comandante del corpo forestale (d.l.l. 7 settembre. 1945, n. 592).
Ulteriori richieste di ampliamento furono presentate da varie associazioni, federazioni ed ordini professionali ma il governo centrale preferì temporeggiare in attesa dei risultati elettorali della Costituente. La Consulta, così composta ed organizzata, proseguì quindi i suoi lavori; l'ultima tornata si tenne il 10 maggio 1946.
L'11 luglio del 1946, dopo le elezioni del 2 giugno, l'alto commissario riunì i rappresentanti dei partiti che avevano partecipato all'elezione della Costituente per comunicare che la composizione della nuova Consulta andava modificata sulla base del numero dei seggi e dei voti riportati in Sardegna secondo il sistema proporzionale. Il decreto del presidente del Consiglio dei ministri per la ricostruzione della Consulta fu firmatol'8'ottobre del 1946 e la seduta inaugurale si tenne il 17 novembre. Essa rimase in carica sino al 18 dicembre del 1947. Nella VI tornata tenutasi tra il 15 e il 23 aprile 1947, dopo la decisa opposizione da parte dei consultori sardi ad una estensione automatica dello Statuto siciliano, il progetto di Statuto speciale per la Sardegna fu discusso interamente dai vari schieramenti politici, revisionato e coordinato dall'apposita commissione nominata dalla Consulta che si riunì nei giorni 24 e 25 approvato nella VII tornata il 29 aprile . il progetto stesso venne nuovamente discusso, in parte modificato e infine approvato dall'Assemblea Costituente nel gennaio1948 e promulgato con legge costituzionale n° 3 del 26 febbraio 1948.
Le elezioni politiche del '48 modificarono nuovamente nell'isola i rapporti di forza delle rappresentanze politiche e la terza ed ultima consulta, nel suo nuovo assetto, si insediò il 10 luglio del 1948 ed operò sino al 4 maggio del 1949, alla vigilia quindi delle elezioni del 1° Consiglio regionale della Sardegna, avvenute il 19 maggio 1949.

La documentazione

L'archivio della Consulta Regionale Sarda è stato versato all'Archivio di Stato di Cagliari nell'ottobre del 1968 dalla Rappresentanza del Governo presso la Regione Sarda, assieme alla documentazione prodotta dall'Alto Commissariato per la Sardegna.
Le carte della Consulta erano racchiuse alla rinfusa in 44 pacchi non numerati, senza alcun mezzo di corredo e nemmeno un elenco di versamento che permettesse di avere un'idea, sia pure sommaria, del materiale in essi contenuto.
Prima di procedere all'esame diretto dei documenti, si è consultata la letteratura esistente sull'istituto - peraltro piuttosto esigua al momento in cui si avviava l'ordinamento - e soprattutto la normativa istitutiva non solo della Consulta ma anche dell'Alto Commissariato, in quanto istituzioni interdipendenti.
Il materiale documentario era costituito da una quantità notevole di verbali stenografati, manoscritti e dattiloscritti, corrispondenza varia, appunti minutati, bozze, veline e pagine di quotidiani. Per ricostruire l'ordine originario, essendosi persa in molti casi l'integrità dei fascicoli, si era iniziata la schedatura, a partire dai registri per arrivare sino ai singoli fogli sciolti, dapprima in maniera molto analitica e poi in forma sempre più sintetica rivelando i dati più essenziali (data, natura del documento e oggetto), col procedere del lavoro, infatti, si acquisiva sempre più familiarità con le carte. Ultimata la fase di schedatura è stato possibile accorpare virtualmente le carte in maniera abbastanza omogenea nel seguente modo: 1) personale; 2) attrezzature, materiale; 3) ordini di servizio comunicazioni interne; 4) rapporti con l'Alto Commissariato e le Divisioni amministrative; 5) rapporti con il Governo e altri Alti Commissariati; 6) rapporti con enti locali pubblici, privati e istituti culturali; 7) convocazioni; 8) consultori; 9) rapporti con la stampa; 10) verbali di assemblea; 11) verbali delle commissioni; 12) ordini del giorno dell'assemblea; 13) ordini del giorno delle commissioni.
Dall'analisi approfondita di questi gruppi prendeva corpo via via la struttura del complesso documentario: emergeva l'attività amministrativa che la Consulta svolgeva attraverso l'ufficio di segreteria che faceva capo all'Alto Commissario e l'attività istituzionale specifica, cioè quella politica vera e propria. L'ordinamento ha fatto inoltre rivivere anche la Giunta Consultiva come Ufficio a sé; tuttavia per tale istituto che, pur di breve durata e di scarsa produzione documentaria, precedette l'attività della Consulta che le subentrò, si è preferito lasciare le carte insieme a quelle della Consulta conferendole, però, una sua individualità e una collocazione propria. Di conseguenza il materiale confluiva in due grandi "serie": I- Segreteria - affari amministrativi; II- Affari politici, ripartita in Giunta Consultiva e Consulta. Le serie sono state ulteriormente articolate in sottoserie e sottosottoserie. La Consulta è stata quindi ricostruita storicamente, nelle tre fasi istituzionali e secondo il suo modo di operare in Assemblea e Commissioni.

Bibliografia

Le origini dello Statuto speciale per la Sardegna, I testi, i documenti, i dibattiti, a cura di m. cardia, voll. 3, Sassari, 1995; a. argiolas, c. ferrante, L'Archivio della Consulta regionale sarda, in "Le carte e la storia", II (1996), n. 2, pp. 140-147 ; ID, Le carte dell'Autonomia nella Consulta Regionale Sarda (1944-1949) in ARCHIVIO DI STATO DI CAGLIARI, Millenovecento quarantotto, millenovecentonovantotto, cinquant'anni dello Statuto regionale della Sardegna, Cagliari 1998.